Vaccinations and Public Health – Pikuach Nefesh

L’Italiano segue Inglese

When my mother told my small niece not to go out of the gate when playing in the garden, my niece resisted, saying she had learned at her orthodox Jewish primary school that “the God of Israel will protect me”. She could certainly leave the garden and go into the road. When my mother explained that the God of Israel was using her as the protective agent to watch over my niece’s safety, she reluctantly agreed to staying within the garden.

I think of this story whenever I come across Jews who refuse medical interventions because of “the will of God”, and when I hear the phrase “pikuach nefesh” used in response. While we are used to translating the phrase as “saving a life”, its root meaning is “watching over or overseeing a person”. Our obligation to others is to watch out for them, ensuring that they are not endangered.

My niece, disabused of the notion that God would always protect her, grew up aware of the Jewish obligation to take care of each other, that the “looking out for” the other is the responsibility of everyone in society.  Looking out for the other means taking public health seriously, rather then allowing each to make a decision for themselves that may have harmful consequences for others. It means not expecting God to intervene to help us, but being the agent of protection ourselves – protecting ourselves and others.

History has shown us that biblical verses like “Whoever keeps the mitzvot will  know no harm” (Ecc8:5) cannot be read at face value, that faith in God is not the harbinger of survival, and that the kind of piety that expects divine protection as reward for uncritical devotion is at best misguided. From Talmud on the idea that a doctor may heal even what God has caused is threaded through our texts. Healing becomes a religious obligation, preventing danger and illness a duty.

Recently the haredi world was in uproar when a prominent rabbi advocated vaccinating children against Covid. He received death threats, was called “Amalek” whose name must be erased, accused of murder by his own community, purportedly in God’s name.

Progressive Judaism does not teach that illness is God’s will nor that only the undeserving succumb. Faith does not preserve, disease is not a judgment, each of us must watch out for others.  Vaccination protects us all. It’s a mitzvah. Do it.

Vaccini e salute pubblica – Pikuach Nefesh

Pubblicato da rav Sylvia Rothschild il 9 gennaio 2022

          Quando mia madre diceva alla mia nipotina di non uscire dal cancello mentre giocava in giardino, mia nipote opponeva resistenza, e, come aveva imparato nella sua scuola elementare ebraica ortodossa, diceva: “il Dio di Israele mi proteggerà”. Poteva lasciare il giardino e mettersi tranquillamente in strada. Quando mia madre le spiegava che il Dio d’Israele la stava usando come agente protettivo per vegliare sulla sua sicurezza, lei accettava con riluttanza di rimanere nel giardino.

          Penso a questa storia ogni volta che mi imbatto in ebrei che rifiutano gli interventi medici a causa della “volontà di Dio”, e quando sento la frase “pikuach nefesh” usata come risposta. Nonostante siamo abituati a tradurre la frase come “salvare una vita”, il suo significato principale è “vegliare o sorvegliare una persona”. Il nostro obbligo nei confronti degli altri è di prenderci cura di loro, assicurandoci che non siano in pericolo.

          Mia nipote, disillusa all’idea che Dio l’avrebbe sempre protetta, è cresciuta consapevole dell’obbligo ebraico di prendersi cura l’uno dell’altro, che “prendersi cura” dell’altro è responsabilità di tutti nella società. Prendersi cura dell’altro significa prendere sul serio la salute pubblica, piuttosto che permettere a ciascuno di prendere una singola decisione che potrebbe avere conseguenze dannose per gli altri. Significa non aspettarsi che Dio intervenga per aiutarci, ma essere noi stessi l’agente di protezione, proteggendo noi stessi e gli altri.

          La storia ci ha mostrato che versetti biblici come “Chi osserva le mitzvot non conoscerà alcun male” (Ecc 8:5) non possono essere intesi alla lettera, che la fede in Dio non è foriera di sopravvivenza e che il tipo di pietà che si aspetta la divina protezione come ricompensa per la devozione acritica è, nella migliore delle ipotesi, fuorviante. Dal Talmud in poi l’idea che un medico possa guarire anche ciò che Dio ha causato è intessuta nei nostri testi. Guarire diventa un obbligo religioso, prevenire il pericolo e la malattia diventa un dovere.

          Recentemente il mondo haredi è stato in subbuglio quando un eminente rabbino ha sostenuto la vaccinazione dei bambini contro il Covid. Ha ricevuto minacce di morte, è stato chiamato “Amalek” il cui nome deve essere cancellato, accusato di omicidio dalla sua stessa comunità, presumibilmente in nome di Dio.

          L’ebraismo progressivo non insegna che la malattia è volontà di Dio né che solo gli immeritevoli soccombono. La fede non preserva, la malattia non è un giudizio, ognuno di noi deve stare attento agli altri. La vaccinazione ci protegge tutti. È una mitzvà. Fatela.

Traduzione dall’inglese di Eva Mangialajo Rantzer

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